Terapia individuale

Terapia individuale

Che si tratti di una forma di ansia da prestazione,  un conflitto decisionale, una paura inibente, una sospettosità paranoide, una sensazione più o meno diffusa di impotenza o la sofferenza per la morte di una persona cara, tutti hanno fatto esperienza nella propria vita di un malessere psicologico. A volte, la dirompenza di una  sofferenza soggettiva, il disagio continuo  da reiterazione di situazioni conflittuali interpersonali o da inadeguata integrazione sociale possono portare la persona a richiedere un intervento psicologico, spesso controvoglia e senza un'idea precisa di quello che sarà.

Lo psicoterapeuta che cosa fa?

Innanzitutto, cerca di creare una situazione relazionale accogliente in cui l'altro venga ascoltato senza una visuale pregiudizievole (secondo un proverbio pellerossa, “Prima di giudicare qualcuno dovresti aver passato molte lune nei suoi mocassini”), cercando, così, di cogliere quelle strade che abitualmente il paziente incontra nella sua vita, ma anche quelle che  evita di percorrere. Attraverso una conversazione dialogica, in cui paziente e terapeuta hanno uguale spazio di partecipazione, si va ad aprire uno spazio interattivo aperto al possibile, in cui le azioni o gli stati del paziente vengono “compresi e ripresi insieme”, dove le stesse cose vengono mostrate da un'altra prospettiva. Si tratta di un lavoro condiviso di comunicazione, revisione e di ricostruzione che fa uscire da quel terreno di comunicazione mancata, che, invece, crea chiusura nelle proprie posizioni, che trasforma l'esperienza vissuta in fatti oggettivi, indiscutibili e immodificabili  e che, infine, va ad incatenare sé e gli altri nelle proprie posizioni e ruoli. Il dialogo apre a nuovi dialoghi, a nuove modalità di relazione con il mondo, e a eventi nuovi. Ecco che il lavoro della terapia, introducendo nuove ipotesi di lettura, va ad ampliare i punti di vista possibili e la gamma delle scelte a disposizione trasformando quella che, figurativamente parlando, era “la marcia sul posto” in un cammino orientato (Armezzani, 2011). Si arriverà a sostituire quella sorta di equilibrio patologico  che la persona aveva costruito con un equilibrio funzionale, con la consapevolezza delle proprie risorse personali e di un senso diffuso di capacità e competenza nel gestire non solo quel problema per cui si era presentata ma, in generale, le difficoltà della vita.

Terapia individuale

Ansia, attacchi di panico e fobie

Depressione

Orientamento sessuale

Problemi interpersonali

Problemi di coppia

Dipendenze patologiche

Dipendenza affettiva

Gestione degli eventi traumatici